PSICOLOGIA COLLETTIVA & GEOPOLITICA – L’archetipo delle decisioni delle collettività

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0 – Introduzione.

L’analisi delle relazioni internazionali si è sempre costruita attorno ai trattati tra Stati sovrani, accordi multilaterali ed organizzazioni internazionali create con scopi precisi ed aventi un ruolo definito nero su bianco. Il tutto si è sempre sviluppato attraverso equilibri di potere aventi come scopo la concretizzazione e lo sviluppo nel tempo di interessi di parte – a volte definiti come nazionali – nei confronti della o dei competitor.

I Governi nazionali e gli apparati di Governance sovranazionale hanno via via sviluppato e modificato tali legami sia dal punto di vista della politica interna che nei rapporti con l’esterno (politica estera) basandosi su risultati elettorali, sondaggi, proiezioni ed ideali che muovono il consenso elettorale: la razionalità del pensiero politico concretizzata nell’azione di governo di una comunità della quale di vuole soddisfare presunte istanze tecniche basate su studi accademici inoculati al popolo attraverso parole di illuminati scienziati ed organizzazioni di studiosi di determinate materie i quali, attraverso il metodo empirico elaborano teorie che vengono fagocitate dal mondo politico, narrate con una pluralità di sfumature ed attuate secondo precisi calcoli matematici afferenti per lo più a coperture finanziarie ed economiche volte a rassicurare l’avvenire degli individui in funzione di una sicurezza (economica) e di programmi di sviluppo volti a coadiuvare quel senso di effimero appagamento che si prova nella consapevolezza dello stato delle finanze personali e nella relativa e dedotta capacita di essere accettati in un ceto sociale che, sempre sulla base del potere economico ostentato attraverso un certo stile di vita e status-quo si impone sulle fasce meno abbienti le quali, per senso di esclusione, finiscono con l’alimentare ulteriormente un circolo vizioso deleterio per l’intera società.

In un contesto in cui l’arte della politica e della lungimiranza tradotte in una visione strategica sociale che si vuole riplasmare in un moto perpetuo di evoluzione e rivoluzione si ritirano a fronte di una revenge tecnocrate, va via via perdendosi lo slancio che ha dato vita ai cambiamenti dei popoli, che su matrice etnica portano con se un data base fatto di pura irrazionalità.
Dal punto di vista della storia delle istituzioni, in una macroanalisi avente come spettro millenni di storia e di intrecci tra civiltà e culture possiamo affermare che i popoli sono passati dall’adorare l’incarnazione di Ra, Dio del sole, al disprezzare chi loro stessi hanno scelto come dominus di governo della propria esistenza, reiteratamente ad ogni tornata elettorale: dal misticismo siamo passati tra esperimenti di democrazia della Polis greca, alla Repubblica di Roma sfociata nell’impero, per poi, una volta disgregato, passare dentro l’oblio del Basso Medioevo, dominato dalla spada di uno o l’altro Re che, quasi come in una rievocazione d’oltre mare, è corso puntualmente a farsi incoronare “Imperatore” in Vaticano per mano del rappresentante di Dio sulla Terra. Abbiamo sperimentato l’assolutismo osannando il Re Sole – ancora una volta la materializzazione della astrale sfera – rivoluzionando poi tutto l’assetto della società attraverso carte costituzionali scritte, stracciate e riscritte: dalla Rivoluzione di Francia all’attuale Costituzione della Repubblica francese sono state riscritte ben 10 versioni dal 1791 (1° costituzione rivoluzionaria) al 1831 (attuale), in un contesto intriso di violenza ed abiezione della classi popolari e cittadine, come se del passato non fosse arrivato nulla dalle stesse fasce oppresse da un potere (divino) che spinse uomini a soverchiarlo per poi attuarlo nuovamente attraverso una narrazione tipica delle apparenze giuridiche; basti pensare all”Articolo 1 della 2° Costituzione dell’era napoleonica: “La Francia è una Repubblica, il governo della Repubblica è affidato ad un Imperatore: Napoleone Bonaparte”.
Al termine dell’esperienza napoleonica alla quale parteciparono pressoché tutti i popoli europei, venne ristabilito l’Ancein Regime fatto altrettanto assolutismo, dal quale i grandi politologi emersero nel riportare in auge l’esistenza di un popolo e della virtù delle aggregazioni politiche nate a metà del XVII Secolo e delle quali si era persa traccia; l’evoluzione della cosa pubblica prosegui tra Monarchie parlamentari, le rivoluzioni del 1848, per poi cadere nei conflitti e nei totalitarismi dai quali sono nati gli Stati Nazione democratici a noi oggi familiari, quanto meno sul continente europeo.

Arrivando ai giorni nostri, era delle Democrazie compiute e della cooperazione internazionale, si osserva lo scacchiere internazionale e si leggono situazioni che lasciano intendere ad un substrato di relazioni internazionali che passa attraverso Governi nazionali, entità sovranazionali ed accordi bilaterali.
Esiste quindi una portante di pensiero che si traduce oltre il formalismo e la razionalità di Governi ed Istituzioni, i quali testimoniano un affanno nell’affrontare la realtà della loro legittimazione: quel sistema di retorica e conquista dell’elettorato stridono tra loro nell’azione concreta su un campo da gioco sempre più intricato e di difficile lettura, comprendente attori millenari, comparse momentanee ed elementi dissonanti facenti parte stessa di enti razionali e tecnocratici.
È nell’aspetto antropologico e nella psicologia collettiva che si trova la risposta all’irrazionalità di un impero che persevera nel fare guerra in Medioriente, in uno Stato che improvvisamente vira su una nuova traiettoria consapevole dello sfacelo al quale essa lo porterà; infine pur nella razionalità finanziaria che contraddistingue un popolo esso prende decisioni consapevole che il nuovo percorso porterà ad un deficit finanziario che inevitabilmente riporterà il Governo nazionale a tornare sui passi di una decisione tecnocraticamente scellerata. Infine, ma non per importanza, cosa porta l’Unione Europea, nata dalla democrazia ed investire in armi?

Quindi, qual’è l’aspetto irrazionale che ha prevalso nei secoli e ritorna preponderante oggi?

L’ancestralità di un popolo è manifesta ed incomprensibile allo stesso ma preponderante in un tempo in cui la si pensava domabile secondo principi di pace e cooperazione e soprattutto a fronte di una storia millenaria piena zeppa di scelte imponderate.
È nella psicologia collettiva di un popolo che si ritrovano i pilastri che reggono le decisioni dei governi, poiché i leader sono sempre una scelta di una collettività; inconscia, inspiegabile ma sempre viva.

1 – Individuo e comunità.
(no fonti)

È la grande differenza di approccio dei due mondi: l’individuo è un’invenzione puramente occidentale che crea una discrimine rispetto alle altre civiltà con cui gli individui – occidentali – condividono l’esistenza sul pianeta Terra; una discrimine che emerge dal dibattito politico in ambito internazionale di circa gli ultimi 30 anni, ovvero da quando si è riacceso il focolaio bellico nella regione mediorientale a fronte dell’attacco agli USA da parte di Al-qaeda. È l’11 Settembre 2001, ed il mondo non tornerà mai più come prima poiché un gruppo di combattenti, braccio armato di del partito di maggioranza relativa (ed assoluta) dello Stato di Afganistan compie un atto di guerra sul territorio americano.

A fronte di ciò, gli americani, indignati e stupefatti di come la fortezza è stata espugnata, rivelano al mondoil loro più grande errore di valutazione dei popoli non occidentali: Geroge W. Bush dice a chiare lettere di voler consegnare Osama Bin Laden alla giustizia “dead or alive”, vivo o morto.

La convinzione dell’allora amministrazione americana era che sarebbe stato sufficiente tagliare la testa di un gruppo sociale, politico e para-militare per determinare il cambiamento di un’intera comunità: ciò avviene di continuo nel mondo occidentale, basti pensare a come cambiano le linee politiche di un partito nel momento in cui cambiano i vertici. È necessario precisare che le dinamiche con cui avvengono i cambi di segreteria sono differenti da partito a partito ma è inconfutabile che ad ogni cambio ci siano delle virate in merito alla vision ed agli obiettivi strategici di una segreteria neo eletta rispetto alla precedente. Essi sono l’espressione di una rinnovato od innovativo affrancamento a determinati elementi culturali secondo principi di priorità.
La trasposizione con il tema oggetto di analisi è la teorizzazione dell’approccio socio-culturale di un popolo: se ad occidente (Europa e Stati Uniti d’America) l’individuo è per se stesso il centro della comunità sociale di riferimento, ivi compresi i meccanismi di leadership e contro-leadership, nel mondo mediorientale è la comunità al centro delle attenzioni dell’individuo in quanto fonte di pensiero ed opinioni: pensare che fosse sufficiente eliminare il leader per dare il via ad una stagione di cambiamento sul territorio afgano è un errore concettuale di grossa portata, se non altro, poiché l’Afghanistan, dal punto vista del riconoscimento da parte dei popoli che lo abitano è un’entità piuttosto sfumata: pensare che un Pashtun – etnia di maggioranza relativa in Afghanistan (38-42%), di confessione musulmana sciita, afferenti ad una guida spirituale locale salafita, ovvero che interpreta il corano nel modo più radicale possibile, possa condividere istituzioni giuridiche e leggi con Tagichi (27%), Hazara (9%) e Uzbechi (9%) (altre minoranze significative sono gli Aimak, i Turkmeni e i Beluci), è un’utopia per una civiltà che da millenni lega fortemente aspetti culturali alle istituzioni ed alla traiettoria politica.
Questo piccolo esempio, tutt’altro che esaustivo, è testimone di un approccio sbagliato sia nei confronti delle civiltà esterne alla nostra, che della deriva individualista dell’individuo come centro delle attenzioni di una comunità, elemento sancito ed obliterato dalla Rivoluzione Francese con lo status giuridico di “cittadino”. Da qui, l’importantissima Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino sempre ad opera francese ma che contiene una parola che denota lo stesso errore concettuale e di approccio alle altre civiltà: che i contenuti siano “universali” lo hanno deciso i francesi senza interpellare nessuno. Per quanto essi siano lodevoli, in altri luoghi intesi come altri ambiti culturali e portati storici di una civiltà o di un popolo non è detto che siano accettati in toto come supposto dagli autori della dichiarazione stessa.
“individuo” e “comunità” sono gli elementi primordiali dai quali nasce il substrato culturale e gli elementi ancestrali del subconscio della psicologia collettiva che determinano il focus del programma “Irrazionalità” con il quale il team poliratio ha deciso di confrontarsi: l’analisi geopolitica razionale basata su fatti storici, elementi giuridici, trattati internazionali e confronti multi laterali oggettivi sono il portato delle fondamenta di una decisione di una collettività espressa attraverso il proprio leader; tali elementi affondano le loro radici negli aspetti antropologici di un popolo.

Si vedrà come l’approccio occidentalista ed individualista si fallace rispetto all’inconscio stesso dei popoli occidentali che perseverano nel prendere decisioni riconducibili ad aspetti collettivi e non riferenti ad un singolo individuo, sia esso il più grande leader mai esistito.

Claudio Balice Lissoni